Duggan vs Coleman Young II: una nuova sfida per Detroit

Duggan vs Coleman Young II: una nuova sfida per Detroit

Detroit è una città ferita. La bancarotta municipale, la più grande nella storia di una grande città americana, con un deficit che aveva superato i 380 milioni di dollari e un debito di oltre 14 bilioni (o migliaia di miliardi), è stata un forte segnale per la responsabilità politica, finanziaria e amministrativa. La condotta non pulita dei piani alti, culminata con le dimissioni e la condanna  a 28 anni dell’ex sindaco Kwane Kilpatrick, ha modificato in profondità la coscienza della metropoli già visceralmente colpita dal degrado delle periferie e dal graduale spopolamento. Una metropoli che è arrivata ad avere la presenza di più di un  milione e ottocentomila  abitanti, conta attualmente circa seicentomila abitanti, di cui l’83 per cento di origine afro americana.

Ferita, si diceva, ma non mortalmente.  Quella che un tempo era una dei simboli dell’industralizzazione e il motore dell’ economia automobilistica americana, oggi mostra i segni di un degrado costante nel tempo, soprattutto nei sobborghi. Molte case sono state distrutte o dismesse  e interi quartieri risultano abbandonati che quasi sembrano uno scenario spettrale o post apocalittico.

Viceversa, è sufficiente fare un giro nell’area di Downtown, l’area che si affaccia sul fiume Detroit, per capire su quale zona si sta scommettendo per la rinascita della Motor Town. Qui molti edifici storici sono stati ristrutturati e resi accessibili nuovamente e passaggiando verso Campus Martius, una zona verde im mezzo al grattacieli, si respira un’atmosfera di vitalità e di speranza.

E’ in questo contesto strutturale che si stanno sfidando i due candidati per le elezioni del nuovo sindaco di Detroit, previste per il 7 Novembre. La contesa è non solo generazionale, ma anche sociale.

L’attuale sindaco, il cinquantanovenne Mike Duggan, è risultato eletto nel 2013 come il primo sindaco bianco dopo quarant’anni di sindaci afro-americani in una città quasi totalmente popolata da afro-americani.  Alle sue spalle ha avuto una lunga esperienza come presidente e CEO del Detroit Medical Center, tra le più importanti unioni di ospedali d’eccellenza. All’epoca della prima candidatura,  il suo avversario era lo sceriffo democratico di colore Benny Napoleon, sconfitto da Duggan dopo una estenuante battaglia elettorale.

Anche questa volta il suo sfidante è di colore e il suo nome evoca molti ricordi ai cittadini di Detroit. Contro Duggan infatti è sceso in campo il senatore trentacinquenne Coleman Young II. Lui è l’unico figlio maschio dello storico sindaco Coleman Young, che è stato il primo sindaco di colore eletto dopo quarant’anni di sindaci bianchi e ha governato Detroit per un ventennio.  Il  giovane Joel Loving, (questo il suo nome alla nascita) non era stato riconosciuto dal padre naturale ma il test del DNA ha fatto sì che venisse ufficialmente riconosciuto come nome con il nome di Coleman Young II.

Le divergenze, nonostante la stessa appartenenza partitica, sono evidenti: Coleman Young II, oltre a giocare sulle proprie origini, è orientato a ottenere la carica autorappresentandosi come emblema degli abitanti dei quartieri più poveri, esclusi da qualsiasi forma di benessere collettivo e che lamentano una discrepanza rispetto alla rinascita e agli investimenti riversati al centro della città. Dall’altra parte, Mike Duggan respinge le accuse ed esalta i traguardi a medio termine raggiunti dalla sua amministrazione in pochi anni riattivando  la funzionalità di alcuni servizi (luce pubblica e trasporti in primis) anche nei sobborghi, rendendo abitabili oltre tremila case  e demolendo altre decine di migliaia che erano malridotte.

Duggan è riuscito, sicuramente in maniera più proficua dei suoi predecessori, a comunicare con le altre cariche istituzionali e gruppi di rappresentanza politica e a concentrare intorno a sé gli investimenti edilizi dei privati (un esempio su tutti è il nuovo stadio dei Piston dei magnati Ilitch, il Little Caesar Arena) che hanno permesso una rivalutazione immobilare.

Le maggiori critiche al suo operato arrivano, da parte di Coleman Young II, sulle sospette modalità di queste operazioni e sulla inefficace campagna di riqualificazione dei sobborghi, dove attualmente sono ancora presenti interi quartieri lasciati a sè stessi e con una stima immobilare imbarazzante (alcune case antiche sono state vendute, presso le aste pubbliche, a partire da 1 $).

Nonostante parte dell’opinione pubblica e una fetta importante della stampa sono propensi verso la riconferma di Duggan, il duello si può dire ancora aperto. Certo è che per i prossimi quattro anni, al prossimo sindaco sarà affidato il duro compito di una non semplice ripresa economica basata su una equa ridistribuzione economica sul territorio, la creazione di migliaia posti di lavoro e il controllo sulla sicurezza pubblica nella città più violenta d’America.

Giansbond

 

 

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