Prime impressioni sul freddo di Detroit

Prime impressioni sul freddo di Detroit

Non mi è mai capitato prima d’ora di camminare in una città con il termometro che indica 20 gradi sotto lo zero. Molte volte, per motivi di viaggio o per repentine escursioni termiche, si passa da temperature medio-alte a temperature glaciali. E’ un passaggio abbastanza comune per molte persone ma per chi non è abituato è sempre un motivo di profondo cambiamento e test del proprio spirito di adattamento.

Il corpo deve abituarsi a muoversi il più possibile per generare calore preservando qualsiasi esposizione della pelle al freddo intenso e al vento artico che spesso è presente negli inverni americani.

Dopo essere atterrato la sera prima dall’Italia, il mattino seguente mi alzo con l’idea di fare una passeggiata per esperire il clima invernale e, armato di giaccone, guanti e immancabile cappuccio, mi avvio verso Downtown.

Nonostante il cielo fosse da copertina primaverile, i meno 20 gradi si fanno presto sentire: ne risentono soprattuto le punte delle mani e dei piedi e più continuo ad andare controvento, più il mio viso perde sensibilità. Continuo però a passo deciso, facendo attenzione alla neve abbondante accumulata e al  ghiaccio che a tratti si presenta sul marciapiede e, arrivato verso la fine della strada principale vengo attratto, come un canto delle sirene, dalla voglia di vedere il fiume Detroit. Mi affaccio così dalle ringhiere che salutano il Canada ed è li che assisto, per la prima volta, ad uno spettacolo a me insolito: il fiume mi appare quasi completamente come una distesa abbagliante di ghiaccio interrotta solo a grandi tratti dal lento scorrere dei grandi blocchi gelidi che urtano tra loro producendo un continuo rumore quasi innaturale, grave e vitreo allo stesso tempo. Rimango affascinato dal movimento incurante dei blocchi e dall’incedere di quel rumore fino a quando, inaspettatamente, arriva il silenzio assoluto: mi guardo intorno quasi aspettandomi di vedere qualcuno vicino ad un interrutore che spegne quello scroscìo profondo ma sono solo io lì. Solo alcune anatre lontane sembrano conscie di quello che accade forse ad ogni ondata di gelo. I due grandi blocchi si sono scontrati fino a trovare una resistenza che ha messo pace e stabilità a quella natura che attende, nuovamente e ciclicamente, giorni di gelo e di sole.

Giansbond

(di seguito il video che ho girato)

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