Cucinì

Cucinì

C’è un legame sottile, quasi una motivazione velata, che lega la città di Detroit a quella di Napoli: la voglia di riscatto. Le due città, benché lontanissime geograficamente e distinte da un’evoluzione storica quasi antitetica, rappresentano due esempi di come il gusto del bello, dell’arte, e la voglia di rimettersi in gioco possano permettere di uscire dagli schemi di pregiudizi e portare la ex capitale del regno borbonico e la ex capitale dell’industria automobilistica sullo stesso piano di comparazione.

Gli amanti oltreoceano del cibo tricolore spesso si relazionano agli stereotipi culinari trasmessi all’estero che dipingono gli italiani quali mangiatori di pizze e spaghetti o suonatori di mandolini. Ma l’immaginario e la deformazione pittoresca che si mescolano con la tradizione culinaria italiana, spesso messa sotto la lente di ingrandimento per via di polemiche legate a tentativi di sostituzione di classici prodotti o reinvenzione ricette secolari, rappresentano solo una piccola percentuale, per fortuna, della fama degli italiani all’estero. Sempre più cultori della sana cucina fanno riferimento alla patria della dieta mediterranea come uno dei massimi esempi di sinergico accostamento tra produzione locale di ingredienti e la ritualità della cucina trasmessa da generazione in generazione.

A questi ultimi princìpi si ispira il documentario “Cucinì” prodotto dalla Slow Food di Napoli e presentato il 28 Aprile presso il teatro del Detroit Institute of Art. Diretto dal regista Ciro Fabbricino, presente alla proiezione insieme al produttore Giosuè Silvestro, il film si snoda tra le immagini di una Napoli magicamente quasi svuotata e le sapienti mani al lavoro di alcuni cuochi intervistati nei loro rispettivi ristoranti. Le testimonianze di Mario Avallone, Raffaele Cardillo, Gena Iodice, Giuseppe Maiorano e Antonio Tubelli si alternano, tra una sapiente interpretazione di testi di Renato Carpentieri e poemi recitati da Antonio Casagrande, con le immagini della preparazione di alcuni piatti classici partenopei. Così, tra un polpo pronto per la intramontabile insalata di mare o una dorata pastiera napoletana, si avvicendano i racconti e gli aneddoti di questi interpreti della cucina partenopea. Il tutto coronato da un lietmotiv di archi e da sonorità semplici come le portate riprese da Fabbricino. Un momento promozionale che testimonia come una Cultura Culinaria Famigliare possa trasformarsi in passione e come la memoria possa tramandarsi ed evolversi col tempo fino a diventare una allegoria di vivacità, rispetto per la propria terra, e grande sapienza negli accostamenti.

Al termine della proiezione, tra gli applausi e le curiosità degli “affamati” spettatori, i due ospiti hanno fornito spunti e dettagli sul messaggio promosso dal documentario, presentato anche in altre città quali Chicago, Milwaukee, o Saint Louis, in occasione della quattordicesima edizione della rassegna di cinema italiano “Italian Film Festival”.

Giansbond

Di seguito un estratto della sessione Q&A, con protagonisti Ciro Fabbricino e Giosuè Silvestro.

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