Detroit Institute of Arts: quando l’arte è nel centro della città.

Detroit Institute of Arts: quando l’arte è nel centro della città.

Tra le motivazioni che hanno spinto la famosa guida online Lonely Planet a collocare Detroit al secondo posto tra le città da visitare nel 2018  c’è sicuramente il legame indissolubile tra la Motown e l’arte.

Percorrendo le strade a tre corsie che si sviluppano verso il Riverfront, è possibile ammirare lo stile armonico dei grattacieli che, nel lasso di tempo che va dagli anni ’40 agli ’70, rappresentavano il simbolo del potere economico e dell’innovazione architettonica della città. Nell’area che si affaccia sul confine fluviale canadese, infatti, i grandi grattacieli come quello delle General Motors sono ormai diventati simboli della città e sono oggetto, oggi più di prima, di ricerche e sessioni fotografiche di professionisti internazionali.

Il connubio tra la città d’arte e le forme artistiche è particolarmente tangibile, però, anche attraverso la presenza di strutture pubbliche di eccellenza, quali gallerie d’arte, teatri, e musei. Tra quest’ultimi, spicca il Detroit Institute of Arts (DIA).

Situato nei pressi della Wayne State University, il DIA è considerato uno dei sei musei più importanti degli Stati Uniti. A partire dagli anni venti, la struttura che inizialmente si trovava sulla Jefferson Avenue divenne, sotto la guida del primo direttore William Valentiner, uno dei punti di riferimento per il collezionismo di opere d’arte provenienti da tutto il globo.  L’ immensa struttura, formata da una zona centrale, due grandi ali e un teatro nella parte posteriore, ospita oltre sessanta mila opere di vario genere, compresi i famosi murales “fordiani” di Diego Rivera, commissionatigli proprio da Valentiner.

Sandy, Julie, ed Eveline sono solo alcune delle centinaia di addetti alla gestione e manutenzione della struttura museale che si regge sotto un spinta volontaristica. Anche il consiglio di amministrazione è composto da direttori volontari che valutano il lavoro del direttore generale. Una formula, quella del DIA, che riesce a raggiungere, secondo le statistiche, oltre seicentomila presenze l’anno.

Il percorso esplorativo si apre con le opere seicentesche di artisti europei dal calibro di Josepe de Ribera, Luca Giordano, Bartolomeo Murillo, Artemisia Gentileschi, o Guido Reni. Un fattore affascinante è la “musicalità” dei quadri, come è possibile denotare dalle composizioni artistiche come “The street Musician” di Bernardo Strozzi (nella foto a fianco) oppure “The concert” di Dirck van Baburen. Potrebbe essere addirittura possibile, in alcuni casi,  riprodurre le note che sono state fermate nel tempo dalle sapienti mani dei pittori dell’epoca.

Camminando tra le stanze e i corridoi che conducono alle sezioni è possibile notare opere d’arte che affrontano diverse tematiche come il viaggio ( come ad esempio le sezioni dedicate al Grand Tour o ai viaggi in Medio Oriente da parte di artisti americani o inglesi), l’uomo e la Natura, paesaggi cittadini, allegorie della vita e della morte, la bellezza del corpo o il rapporto con la religione. Dai ritrovamenti greco-romani fino alle sperimentazioni artistiche più moderne, sono davvero impressionanti la diversità di tecniche, strumenti e composizione dei lavori senza tempo dei vari artisti e delle scuole di pittura o scultura

La collezione consta anche di preziosissime statue di porcellana provenienti da Doccia con una significativa esposizione di statue in terracotta e porcellana dei maestri Gaspero Brushi e Massimiliano Soldati. Le sale tematiche mostrano una sintesi esaustiva dell’essenza artistica di autori quali Peter Paul Rubens o Frederic E. Church. Ai grandi artisti del diciannovesimo e ventesimo secolo quali Renoir, Monet, Modigliani, Picasso, Van Gogh, Pissarro, Gauguin, Degas è dedicato molto spazio, e la onnipresenza di turisti testimonia l’importanza delle collezioni. Molto interessanti anche le installazioni di opere d’arte moderne.

Il museo è da considerarsi un vero posto per il piacere percettivo-visivo e per l’intrattenimento a 360 gradi. Grazie alla presenza di strumenti e didascalie interattive ben integrate nel contesto, la struttura è un cantiere di esperienze per i più giovani, per gli insegnanti, per esperti o appassionati e per critici d’arte. Il ventaglio di esposizioni, inoltre, è in fieri in quanto nuove mostre temporanee sono periodicamente proposte ed implementate per un pubblico quanto più eterogeneo possibile. Gli amanti di Star Wars, ad esempio, potranno ammirare l’esposizione di costumi originali della saga di George Lucas, a partire dal 20 Maggio fino al 30 Settembre 2018.

Per una rapida carrellata di foto di alcune opere, è possibile visitare la sezione Detroit Institute of Art nella Gallery

 

Giansbond

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